Il coraggio di non uniformare
Fare vino è un lavoro semplice solo a parole. Ogni anno la vigna ti porta qualcosa che non sempre è quello che avevi in testa a gennaio. Da nostro nonno Giovanni abbiamo imparato a non disdegnare quello che arriva. La perfezione è rassicurante, ma spesso è anche un po’ noiosa. Il carattere invece no. E noi, dovendo scegliere, scegliamo il carattere.
Una comunità prima di un nome
Cavalleri è il nostro cognome, ma non è la cosa più importante. La cosa più importante è che qui non si lavora da soli. C’è chi sta in vigna, chi in cantina, chi fa le stesse cose da anni e chi è arrivato dopo. Tutti dentro la stessa idea di vino. Se una bottiglia viene bene è perché ci abbiamo messo le mani e il cuore in tanti. Fidandoci gli uni degli altri.
Terra, clima, carattere
La terra non è scenografie. È sostanza. E soprattutto cambia sempre. Un anno piove quando non dovrebbe, un altro fa caldo troppo presto, un altro ancora ti costringe ad aspettare. Se fingi che non succeda, fai vini corretti ma muti. Se invece ci stai dentro, l’annata parla. E quando parla bene, il vino lo si ricorda.
Ricerca senza rumore
Ci capita di viaggiare, vedere vigne diverse, parlare con altri vignaioli. Lo facciamo per imparare, non per collezionare idee. Poi torniamo qui e ci chiediamo: ha senso per questi suoli, per questo clima, per questa vegetazione? Se la risposta è sì, proviamo. La tradizione non è restare fermi. È muoversi con coerenza.
Numeri piccoli, identità grande
Siamo a Erbusco. Coltiviamo 40 ettari divisi in 25 appezzamenti. Potremmo fare molte più bottiglie di quelle che facciamo. Ne produciamo ben che vada solo 180.000 perché così facendo vogliamo capire ed ascoltare ogni parcella, una per una. Le vendemmiamo e le vinifichiamo sepraratamente. Non per complicarci la vita: per coglierla più profondamente. Il nostro mestiere, alla fine, è questo. Portare alle persone un pezzo del nostro territorio vero da bere.
Il coraggio di non uniformare
Fare vino è un lavoro semplice solo a parole. Ogni anno la vigna ti porta qualcosa che non sempre è quello che avevi in testa a gennaio. Da nostro nonno Giovanni abbiamo imparato a non disdegnare quello che arriva. La perfezione è rassicurante, ma spesso è anche un po’ noiosa. Il carattere invece no. E noi, dovendo scegliere, scegliamo il carattere.
Una comunità prima di un nome
Cavalleri è il nostro cognome, ma non è la cosa più importante. La cosa più importante è che qui non si lavora da soli. C’è chi sta in vigna, chi in cantina, chi fa le stesse cose da anni e chi è arrivato dopo. Tutti dentro la stessa idea di vino. Se una bottiglia viene bene è perché ci abbiamo messo le mani e il cuore in tanti. Fidandoci gli uni degli altri.
Terra, clima, carattere
La terra non è scenografie. È sostanza. E soprattutto cambia sempre. Un anno piove quando non dovrebbe, un altro fa caldo troppo presto, un altro ancora ti costringe ad aspettare. Se fingi che non succeda, fai vini corretti ma muti. Se invece ci stai dentro, l’annata parla. E quando parla bene, il vino lo si ricorda.
Ricerca senza rumore
Ci capita di viaggiare, vedere vigne diverse, parlare con altri vignaioli. Lo facciamo per imparare, non per collezionare idee. Poi torniamo qui e ci chiediamo: ha senso per questi suoli, per questo clima, per questa vegetazione? Se la risposta è sì, proviamo. La tradizione non è restare fermi. È muoversi con coerenza.
Numeri piccoli, identità grande
Siamo a Erbusco. Coltiviamo 40 ettari divisi in 25 appezzamenti. Potremmo fare molte più bottiglie di quelle che facciamo. Ne produciamo ben che vada solo 180.000 perché così facendo vogliamo capire ed ascoltare ogni parcella, una per una. Le vendemmiamo e le vinifichiamo sepraratamente. Non per complicarci la vita: per coglierla più profondamente. Il nostro mestiere, alla fine, è questo. Portare alle persone un pezzo del nostro territorio vero da bere.